Inbound marketing

Troppo spesso, molte aziende mancano a cogliere il forte legame che intercorre tra i contenuti sviluppati sulle proprie piattaforme e la brand awareness raggiunta dal proprio marchio. I contenuti sono infatti il cuore di una strategie innovativa sempre più adottata nel digital e nelle strategie multicanali: l’inbound marketing.

Inbound Marketing definizione

Il termine “inbound marketing” è stato coniato per la prima volta nel 2005 dall’azienda americana HubSpot addetta alla produzione di software per indicare tutto l’insieme delle pratiche promozionali che consentono al maggior numero di utenti di trovare la vostra azienda.

Questa forma di marketing è stata spesso definita in opposizione alle modalità persuasive previste dall’advertising tradizionale (che tendono ad imprimere più o meno forzatamente un messaggio sui possibili consumatori), definito in modo antitetico “outbound marketing”.

Sostanzialmente, l’inbound marketing parte dal presupposto che debbano essere i destinatari stessi a trovarvi nel momento in cui ne hanno bisogno, ribaltando la strategia tradizionale secondo cui deve essere l’azienda a ricercare un possibile cliente. Proprio per questo, l’inbound punta all’attrazione di clienti potenziali puntando sul loro naturale interesse verso un argomento.

Si tratta di una strategia molto efficace in quanto permette di raggiungere gli interlocutori nel momento in cui sono maggiormente predisposti all’acquisto, andando a toccarli nel loro “punto debole”. L’esempio paradigmatico è un buon utilizzo della SEO: se si cerca qualcosa su Google, è perché si è spinto da un reale bisogno o curiosità. Di conseguenza, un venditore potrà raggiungere un acquirente (ben posizionato grazie alla SEO nella SERP) senza bisogno di dispendiosi meccanismi pubblicitari tradizionali come spot televisivi o campagne stampa. Tutto ciò che gli serve sono i contenuti. Ed è proprio qui che risiede la forza dell’inbound marketing.

Nonostante ciò, non si deve pensare che l’inbound marketing non possa e non debba convivere con le strategie dell’outbound marketing. La creazione di ottimi contenuti, anzi, spesso trae molti benefici dall’affiancamento della pubblicità tradizionale, come le inserzioni su Facebook, le Google Adwords o i banner su una piattaforma. Per restare in un’ottica inbound, l’importante è che ogni strategia tenga sempre a mente il coinvolgimento e la volontà di rispondere alle domande spontanee del lettore.

Metodo inbound

Il metodo inbound punta innanzitutto ad attrarre lettori sconosciuti. Per far avvicinarci a loro, è importante disporre di contenuti di valore che rispondano alle loro esigenze: è dunque indispensabile conoscere a pieno le abitudini, gli interessi ed i bisogni del target di riferimento. Una volta assicurati di questo, è essenziale la stesura di contenuti redazionali ad hoc pensati per il genere di clienti che si vuole colpire. A tale proposito, gli strumenti più utili sono i blog e, secondariamente, i social media.

Ma questo non basta. Una volta che si è ottenuta l’attenzione di uno user, fare in modo che si conservi e, soprattutto, si trasformi in un’azione concreta di acquisto non è un procedimento immediato. Bisogna prima attraversare una fase di conversione, ovvero trasformarli in contatti, ovvero fare in modo che forniscano i loro dati. Si tratta del primo step per sviluppare un contatto duraturo con l’user, che permetterà di continuare a nutrire i contatti di contenuti rilevanti.

A questo punto, ha inizio la terza fase: monetizzare (ovvero chiudere l’azione persuasiva). L’user diventa un buyer persona: ovvero è avvenuto l’acquisto. Ma non si finisce qui. Nonostante il fine ultimo sia stato realizzato, ricordatevi che è più facile convincere all’acquisto un utente già fidelizzato piuttosto che attrarne uno nuovo ripetendo tutti gli step.

Proprio per questo, è essenziale effettuare un ulteriore passo verso l’utente: fidelizzare. Questo termine vuol dire semplicemente mantenere vivo il rapporto con il buyer persona attraverso eventi, social inbox e smart content.

Inbound Marketing: le fasi di una strategia digitale

Potrebbe anche interessarti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *